Guest Post


Fabio Papale e Matteo Pisani

Inauguriamo oggi con questo post una serie di interviste doppie sul blog di Codemotion!

È capitato nel corso degli ultimi eventi da noi organizzati – uno fra tutti il Codemotion Roma 2015 – di (re)incontrare personalmente molti di voi, amici di vecchia data, che avete colto l’occasione per salutarci con tanto affetto. Tra una risata e l’altra, spuntavano ricordi ed esperienze di vita.

Si delineava una traccia comune, che ci ha molto colpito e ci ha reso particolarmente orgogliosi del nostro lavoro. Per molti di voi il Codemotion è stato più di un evento, più di una conferenza. È stata un’occasione di crescita, di svolta, di ripartenza. Dire che il Codemotion abbia aiutato in tanti a trovare lavoro è un onere e un onore che non ci sentiamo di arrogarci. Resta però il fatto che ci siamo rimasti toccati nel sentire le storie di vita di questi due nostri amici. Storie assolutamente diverse, eppure così convergenti e complementari!

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#CodemotionStory – “Codemotion ci ha cambiato la vita!”


Schermata 2015-05-20 alle 15.30.00

Esistono centinaia di framework e ne nascono altrettanti ogni giorno, tutti con lo scopo di semplificare lo sviluppo riducendo  la complessità e quantità di codice che altrimenti andrebbe scritta. Tuttavia nessuno di questi affronta una problematica comune a tutte le applicazioni:  il mapping tra bean Java.

Il passaggio di dati, presente in special modo in architetture a livelli, è un operazione meccanica al 100%, in applicazioni di medie-grandi dimensioni, tra implementazione, testing e bug fixing raggiunge un peso di certo non trascurabile.

JMapper ha l’obiettivo di colmare questa esigenza fornendo una serie di funzionalità intuitive da utilizzare ma che, allo stesso tempo, garantiscono performance talvolta superiori all’equivalente codice scritto a mano.

Il principio sul quale si basa JMapper è il Don’t Repeat Yourself, la definizione del mapping è agganciata ai campi in modo da usare loro stessi come configurazione.

Di seguito un esempio intuitivo:

Configurazione

class Destination{                      class Source{
     @JMap
     private String id;                      private String id;
     @JMap("sourceField")                    
     private String destinationField;        private String sourceField;
     private String other;                   private String other;
 
     // getters and setters...               // getters and setters...
 }                                       }

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#GuestPost – Il framework JMapper: il mapping tra bean Java!


Hackathon Code4Italy

La Camera dei deputati apre le porte all’innovazione: è l’iniziativa Code4Italy, un hackathon che chiama a raccolta developer e designers ma aperto ovviamente a tutti.

Obiettivo dell’hackathon è quello di progettare e sviluppare delle applicazioni per utilizzare gli open data prodotti dalla Camera dei deputati relativi alla istituzione e alla attività parlamentare.
I dati sono liberamente accessibili da tutti sul sito dati.camera.it, la sfida è scrivere l’applicazione giusta per utilizzarli al meglio, nella vita di tutti i giorni, e renderla disponibile per tutti.

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Code4Italy: un hackathon alla Camera dei Deputati



Alessandro-Ranellucci1

Codice e materie prime: questo  è il connubio innovativo dietro al concetto di FabLabs, luoghi dove la tradizione si sposa con l’innovazione. Accanto al FabLab della Garbatella, a Roma stanno per essere inaugurate due nuove realtà.Alessandro Ranellucci, Fondatore del progetto Slic3r, e speaker al prossimo Codemotion Roma ci parla del suo nuovo impegno in Make in Italy.

Un FabLab: un posto attrezzato con macchinari di fabbricazione digitale, ovvero macchinari da officina a controllo numerico, in grado di realizzare oggetti fisici trasformando la materia secondo disegni e modelli digitali. In Italia ad oggi se ne contano circa 40, e oltre 300 nel mondo: formano una rete di luoghi dove le idee possono trasformarsi in prototipi e prodotti, sperimentando, imparando, condividendo. Sono luoghi dove persone di tutte le età – da studenti di design a ingegneri in pensione – trovano le attrezzature e l’ambiente per costruire oggetti di qualunque scala: dal componente di arredamento al dispositivo elettronico, prototipi statici di forme creative o macchine dinamiche, possibilmente interattive.
È un fenomeno chiamato “movimento makers”, che vede da un lato la riscoperta delle capacità artigianali spesso perse nella tradizione interrotta di mestieri delle passate generazioni e dall’altro le tecnologie digitali e lo spirito di condivisione portato dalla filosofia open source (e più in generale anche dall’approccio peer-to-peer insieme al cosiddetto “web 2.0″, che hanno trasformato l’utente da consumatore/lettore in nodo attivo di una rete). Succede così che la lavorazione del legno o l’estrusione di un filamento plastico vengono rivisitate con l’introduzione di un elemento nuovo: il software. Una forma non viene più disegnata, ma programmata. I suoi elementi variabili (dimensioni, diametri dei fori delle viti eccetera) vengono trasformati in parametri modificabili. I file vengono caricati su GitHub, controllati versione dopo versione, e poi modificati in modo collaborativo secondo i concetti di “fork” e “patch” già ben noti nel mondo software. Eppure quei file descrivono oggetti fisici che le macchine di un FabLab possono realizzare, in qualsiasi angolo del mondo, persino prescindendo dalle abilità manuali dell’operatore. Da qui il famoso slogan “from bits to atoms” di Neil Gershenfeld, professore del MIT che ha promosso l’idea di FabLab. È lo stesso paradigma che ha rivelato il successo di Arduino: spostare nel campo del software una gamma di problemi prima risolvibili solo realizzando hardware dedicato.
In un FabLab si vedono progetti di ogni tipo: molti nascono da un problema reale da risolvere. La facilità di sperimentare un’idea e la possibilità di trovare altre persone da cui attingere capacità complementari alle proprie, permette di trovare soluzioni a basso costo e fortemente personalizzate a problemi non ancora risolti in ambito commerciale. Ma in un FabLab si vedono anche progetti astratti, apparentemente inutili ma in realtà territorio di apprendimento e condivisione di cultura tecnica.
I 40 laboratori italiani, in continua crescita, sono comunità molto informali dove imparare, realizzare prodotti e, soprattutto, trovare la giusta opportunità per mettere in gioco le proprie capacità. Ma sono sempre più anche luoghi di incontro tra “nativi digitali” e aziende che cercano di capire come applicare la tecnologia ai propri processi.

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FabLab Roma: l’invasione dei makers, fra Garbatella e Portonaccio


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Vi abbiamo già parlato su queste pagine dello Startup Weekend. L’amico Andrea Millozzi ha detto che è una figata e ci ha raccontato la sua esperienza:

Lo scorso ottobre ho partecipato all’evento “Startup Weekend“: 60 secondi per convincere i partecipanti a seguire la mia idea e 54 ore per realizzarla insieme a loro… bella sfida!

Mi iscrivo. In quei giorni in Parlamento si discute di amnistia e indulto, condivido con gli amici una forte spinta emotiva a mettere in sicurezza la mia abitazione.

Easy Security Manager, realizzazione di un allarme